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Provincia - Pistoia

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La provincia di Pistoia è ancora considerata la culla storica dell’arte del ricamo in tutta la regione Toscana. Nel 1332 l’usanza di impreziosire gli abiti in maniera esuberante, tanto nei laici quanto nei religiosi, portò Pistoia ad emanare una legge suntuaria in cui era drastica la restrizione all’uso appariscente delle decorazioni sui vestiti. Il ricamo era vietato alle donne, a parte le suore che lavoravano nel chiuso dei conventi, i ricamatori erano solo ed unicamente uomini. Per vedere entrare le donne a pieno titolo nel mondo del ricamo bisognerà aspettare il granduca Pietro Leopoldo quando nel Settecento decise di trasformare i conventi femminili in educandati dove s’insegnavano arti e mestieri. Da allora in poi la fortuna della biancheria pistoiese e dei suoi ricami, primo fra tutti il famoso "punto casalguidi", non ha conosciuto sosta. Scomparse le tante ferriere azionate dall'acqua dei torrenti nell'Appennino Pistoiese, sono rimasti i fabbri che non mancano ad imprimere al metallo indirizzi nuovi e del tutto soggettivi. Per la maggioranza dei fabbri pistoiesi le linee e le destinazioni d'uso di un tempo sono ancora attuali, concettualmente valide e ripropongono modelli che difficilmente si discostano dalla tradizione per forme, decorazioni e tecniche d'esecuzione. Grazie alle continue evoluzioni e rivisitazioni hanno fatto della lavorazione artigianale del ferro un vero e proprio fiorire di cancelli, portoni, grate, lumi, lucernari, arredi in ghisa o in ferro d'ogni tipo e dimensioni.
Da segnalare è l’importante produzione di strumenti musicali rinomata in tutto il mondo per i suoi processi manuali che portano all’accordatura del metallo ed alla “fabbricazione” di un suono per ciascun piatto. Produzione che sembra risalga almeno al Settecento ed ancora oggi questi piatti partecipano alla storia della musica leggera italiana ed in quella dei percussionisti internazionali quali Santana, Sting e di Bob Dylan, grazie alla professionalità di Luigi Tronci e la sua Ufip.
A Pescia nascono dei singolari pannelli in rame su cui sono riprodotti a sbalzo, mediante una sapiente quanto dedizione opera di “martellino”, soggetti (o scene) a carattere sacro. Fin dalla fine dell’anno 1200 Pescia è divenuta famosa per la produzione di "carta bambacina" realizzata con la canapa, il lino e il cotone. Sopravvive ad Agliana, inalterata nei secoli, la tradizione manuale nella tessitura su antichi telai d’artigiane che lavorano in casa.
A S. Alluccio di Uzzano, Borgo a Baggiano, Pistoia e Pescia la tradizione della lavorazione del rame si consolida ancora in molte botteghe artigiane che espongono produzioni in uso un tempo e che secondo la forma, o di qualche motivo ornamentale, denotano il paese di appartenenza.



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